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Disegno della laguna di Venezia tra la foce del Sile e il canale di San Felice

1553, 25 settembre. Venezia.

Disegno a penna e acquerello, rinforzato con tela, 1530 x 1210 mm

Savi ed esecutori alle acque. Disegni. Laguna, n. 21

Il disegno di Cristoforo Sabbadino, ingegnere e proto al servizio della Serenissima, rappresenta l’area della laguna veneta che si estende tra l’antica foce del fiume Sile e il canale di San Felice. A metà del XVI secolo l’area appariva sensibilmente diversa da come è oggi e, già al tempo dei rilievi del grande ingegnere chioggiotto, aveva subito pesanti mutamenti, di cui il disegno mostra traccia.

In particolare, l’area rappresentata è quella anticamente occupata da Ammiana – detta anche Imani – e Costanziaco, due piccoli arcipelaghi quasi scomparsi e abbandonati ai tempi di Sabbadino, destinati a sparire quasi definitivamente nei secoli successivi. Su queste isole erano sorti insediamenti antichissimi che testimoniano la penetrazione e il diffondersi, tra il IX e il XII secolo, della spiritualità monastica di ispirazione benedettina nei territori lagunari, anche al di là della più nota «Rivoalto».

Nel disegno, molti degli antichi monasteri sono già segnalati come in rovina, come nel caso di San Lorenzo di Ammiana, un tempo abitato da monache benedettine trasferitesi però a Santa Maria degli Angeli di Murano già dal 1438. Sorte simile era toccata ai benedettini di Santi Felice e Fortunato di Ammiana, insediati già dal IX secolo ma traferiti a Venezia nel 1419, presso San Giorgio Maggiore; il monastero viene soppresso nel 1472 e Sabbadino ne rileva ormai solamente il campanile.

I vicini complessi dedicati ai Santi Marco e Cristina (quest’ultimo ormai rovinato) vengono abbandonati nel 1432 e uniti a Sant’Antonio abate di Torcello. Risulta già in rovina anche il monastero di Sant’Andrea, i cui canonici regolari erano, dal 1436, uniti al monastero di agostiniane di San Girolamo.

Sull’antica isola di Costanziaco rimane visibile, ancora ai tempi di Sabbadino, il monastero di San Adriano – San Arian – le cui monache benedettine furono dapprima unite a Sant’Angelo di Zampenigo a Torcello (1439) e, poi, trasferite presso San Girolamo (1459).

Il disegno testimonia la vivacità del monachesimo, soprattutto benedettino, durante tutto l’Alto medioevo, riportando traccia della molteplicità di insediamenti monastici di cui il territorio lagunare era popolato e la cui storia declina nella prima metà del XV secolo con la progressiva scomparsa delle terre su cui sorgevano e l’affermarsi dei centri di Rivoalto/Venezia, Torcello, Murano.

AE

 SEA, Laguna, n. 21

 


Biblio.: Lanfranchi 1947; Guida generale, IV, 1994, pp. 1102-1114; Dorigo 1983, p. 324; Gelichi 2010, pp. 6, 12.

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